Donne di Colore
- 25 lug 2017
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 7 nov 2025
Torre dei Lambardi, Magione
Donne di Colore a cura di Giorgio de FinisFino al 24 settembre 2017, Torre dei Lambardi, Magione (Pg)
Opere di: Francesca Fini, Lenia Georgiou, Maya Hayuk, Kaarina Kaikkonen, Micaela Lattanzio, Florencia Martinez, Veronica Montanino, Francesca Pasquali, Gloria Petyarre, Michelangelo Pistoletto, Virginia Ryan, Joana Vasconcelos, Mary Zygoury.
Nucleo, Micaela Lattanzio
Il colore come linguaggio e rivendicazione
Come ricorda de Finis, l’esposizione nasce come risposta a un’antica narrazione culturale che ha voluto confinare il colore – e con esso il femminile – in una sfera di emozione, ornamento e seduzione, separandolo arbitrariamente dal rigore del pensiero e dalla profondità intellettuale.Per secoli, filosofi e poeti hanno proiettato sul colore le proprie paure del sensibile e del corpo, descrivendolo come caos, eccesso o disordine. Platone lo associava al mondo sensibile e al principio femminile, temuto perché non controllabile; Baudelaire lo relegava all’infantile e al “selvaggio”; Charles Blanc lo riduceva a una forza che “agita il cuore”, contrapposta al disegno, presunto dominio della mente.
La mostra ribalta questa visione: il colore non come inganno ma come atto di conoscenza sensibile, strumento di libertà, terreno fertile in cui emozione e intelletto si fondono.
Dodici artiste, dodici sguardi sul mondo
Attorno alla Venere di Pistoletto si muove una costellazione di voci femminili provenienti da tutto il mondo: Francesca Fini, Lenia Georgiou, Maya Hayuk, Kaarina Kaikkonen, Micaela Lattanzio, Florencia Martinez, Veronica Montanino, Francesca Pasquali, Gloria Petyarre, Virginia Ryan, Joana Vasconcelos e Mary Zygouri.
Le loro opere intrecciano installazioni, pittura, fibre, performance e linguaggi digitali, costruendo un percorso che attraversa il corpo, la memoria, la natura e la dimensione sociale dell’arte.Ne emerge una narrazione collettiva, dove il colore è gesto politico e poetico, energia che unisce differenze e afferma la potenza generativa del femminile.
La Venere degli stracci: un simbolo che dialoga con il presente
Fulcro della mostra è la celebre “Venere degli stracci” di Michelangelo Pistoletto, icona dell’Arte Povera. La figura classica, candida e immobile, si staglia davanti a una montagna di tessuti variopinti: un confronto diretto tra l’ordine e il caos, l’eterno e il mutevole, il bianco e il caleidoscopio.L’opera diventa manifesto e metafora dell’intera esposizione: il colore come materia viva, come realtà plurale e inclusiva, come stratificazione di storie e identità.